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Bologna Fiere
 

FRAMEMOTION - EVENTO 2006
Quando la cornice è l’opera d’arte

La cornice non solo come involucro di tele o disegni ma opera d’arte essa stessa creata da grandi maestri a prescindere dal contenuto. Questa la filosofia ispiratrice di Framemotion, la mostra speciale della ventiquattresima edizione di Quadrum Saca, la più importante fiera modiale di aste, cornici, grafica e tecnologie dedicate, dal 16 al 19 febbraio 2006 in Fiera a Bologna.

La mostra, a cura dell’architetto Laura Villani, intende emozionare e suggerire nuovi modi di pensare l’elemento cornice, che diviene così la firma più incisiva di un ambiente. Agli autori coinvolti è stato chiesto, infatti, di sperimentare utilizzi innovativi e addirittura alternativi di materiali e finiture.

Invertendo la prospettiva, partendo quindi non dall’opera ma dalla cornice in quanto “opera d’arte” essa stessa, l’architetto Villani ha voluto stimolare su questo tema importanti nomi del design internazionale quali Alessandro Mendini, Costanza Dagna di San Marzano, Mario Bellini, Michele De Lucchi e Roberto Fallani, così come dell’arte con gli artisti Nicola Bolla, Ottmar Kiefer, Vittorio Valente, Laura Romero e Urano Palma e del mondo della moda con gli stilisti Elio Fiorucci e Krizia.

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Framemotion si inaugurerà
giovedì 16 febbraio 2006 alle ore 11. 30
presso Bologna Fiere - Ingresso Michelino - entrata Padiglione 36
nell’ambito della manifestazione fieristica Quadrum Saca
con taglio del nastro da parte dello stilista Elio Fiorucci


Bellini

MARIO BELLINI
Mario Bellini, milanese, è una delle più prestigiose firme del design al mondo. La sua opera spazia dal disegno urbano ed architettonico al design di arredi e prodotti industriali. La sua attività di industrial designer, iniziata dal 1963 come consulente e responsabile per il design della Olivetti, lo ha visto occuparsi del design di numerose tra le più prestigiose aziende sia del made in Italy che di industrie straniere quali la Renault. Già Direttore della rivista Domus, è presente con numerosi prodotti da lui firmati nella collezione permanente del Museo d'Arte Moderna di New York. Dagli anni ‘80 lavora prevalentemente nel campo dell’architettura in Europa, Giappone Stati Uniti ed Emirati Arabi dove ha realizzato una lunga serie di prestigiosi progetti architettonici.


Bolla

NICOLA BOLLA
A Nicola Bolla, nato a Saluzzo (Torino) e laureato in Medicina e Chirurgia, sono state dedicate importanti mostre tra le quali in Italia, "Avant-Garde Walk in Venice", Off Biennale Project, e la personale allestita alla Fondazione Bricherasio di Torino. All'estero tra le diverse sedi ha esposto a Cetinie, Montenegro, alla Sezione Italia della Biennale d'Arte Contemporanea. Nel suo lavoro Bolla si pone davanti al bagaglio culturale dell'iconografia artistica con la voracità del cleptomane e con un ironico e giocoso senso di parodia seleziona oggetti simbolici di un inventario fantastico che installa nello spazio mettendoli in scena per proporre una diversa visibilità del mondo ed uno scambio tra reale e possibile dove gli oggetti sembrano emergere da un tempo perduto e da uno spazio mentale ed i conigli, gli uccelli, gli orsi ricordano ibridazioni perverse, i vascelli evocano la metafora del viaggio come ricerca della verità e dell'immortalità, la corona rappresenta valori quali dignità, potere, regalità e religiosità.


Dagna

COSTANZA DAGNA DI SAN MARZANO
Nata a New York, vive tra Parigi, Montecarlo e l’Italia. Al suo lavoro sono state dedicate importanti mostre in gallerie e musei sia negli Usa, che in Europa e in Giappone. L’artista-designer propone un approccio estremamente personale con interventi che si pongono come elementi progettuali-artistici, a metà tra design, scultura e opera d¹arte, con un approccio sottilmente ironico legato al tema del gioco per creare oggetti simbolici che riportino momenti di gioia quasi infantile nel nostro quotidiano. Installazioni che mettono in scena un mondo abitato da una Alice nel paese delle meraviglie dove una simbologia volutamente semplificata ed ingenua serve ad innescare un processo selettivo che porti ad un giusta complementarietà delle arti, del design e della loro collocazione nello spazio come opera. Al suo lavoro sono stati attribuiti numerosissimi premi internazionali.


De Lucchi

MICHELE DE LUCCHI
Michele De Lucchi, nato a Ferrara si laurea in architettura a Firenze. Negli anni dell’architettura radicale e sperimentale è tra i protagonisti di movimenti come Cavart, Alchimia e Memphis. Responsabile del Design Olivetti dal 1992, elabora varie teorie personali sull’evoluzione dell’ambiente di lavoro, sviluppando progetti sperimentali per Compaq Computers, Philips, Siemens, Vitra. Dal 1999 è incaricato della riqualificazione di alcune Centrali elettriche di Enel Produzione e degli interni di Deutsche Bank, Enel, Poste Italiane, Telecom Italia, Banca Intesa e altri istituti italiani ed esteri. Il suo lavoro di architetto e designer per le più conosciute aziende italiane ed europee è sempre accompagnato dalla ricerca personale sui temi del progetto, del disegno, della tecnologia e dell’artigianato. Nel 1990 crea Produzione Privata, realizzando prodotti senza committenza con tecniche artigianali. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra i quali l’onorificenza, dal Presidente Ciampi, di Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti sul campo del design e dell’architettura. Una selezione dei suoi prodotti, esposti nei più importanti musei d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone è stata acquisita dal Centre Georges Pompidou. Il suo studio ha sede a Milano e a Roma.


Fallani

ROBERTO FALLANI
Roberto Fallani, nato a Firenze dove vive e lavora, è un artista poliedrico che usa come strumenti di espressione varie forme artistiche (scultura, pittura, design), vari innesti culturali nonché l’uso di diversi materiali (dalle fibre ottiche al ferro, al vetro, ai materiali plastici) in un’interazione che porta alla realizzazione di opere con una cifra artistica immediatamente riconoscibile, che sembrano suggerire il ritorno alla libertà creativa rinascimentale rivissuta in un design contemporaneo che getta un ponte tra passato e futuro. Al suo lavoro sono state dedicate personali al Museo dell’Arredo Contemporaneo di Ravenna, al Castello di Belgioioso a Pavia, alla Fortezza da Basso di Firenze ed alla Fondazione Bagatti Valsecchi di Milano.


Fiorucci

ELIO FIORUCCI
Elio Fiorucci, milanese di nascita, partecipa attivamente all'attività paterna, intraprendendo l'avventurosa ricerca di modi e mondi nuovi da scoprire, avventura che lo porterà nel 1967 all'apertura del suo famoso negozio in Galleria Passerella a Milano. Aggirandosi nel mondo della produzione e dell'offerta di "cose" da acquistare con il talento del cercatore d'oro: setaccia, incamera idee nuove e giunge al successo. Il suo sguardo é rivolto soprattutto ai giovani, a quel mondo che egli, con la sua innata e insaziabile curiosità e voglia di confronto, conosce da sempre. La sua moda in movimento, in evoluzione, continuamente alla ricerca di materie diverse da utilizzare, risponde pienamente alle attese dei giovani. Con gli anni '70, le proporzioni della Fiorucci raggiungono fama e livelli internazionali, anche perché, come dice lui stesso, "la (sua) immagine è autonoma, apolide, rifiuta ogni confine territoriale ed ogni etichetta che possa costringerla in genere". Il ruolo leader della Fiorucci in campo creativo s’impone sempre di più, tanto che alcuni suoi oggetti, sinonimo di creatività ed invenzione, entrano nelle collezioni dei musei d'arte contemporanea londinesi ed americani. A quest’attività si affiancano poi, degli anni '80, le più varie e personalizzate operazioni di marketing che contribuiscono ad imporre il marchio Fiorucci come sinonimo di creatività ed invenzione nella comunicazione d'immagine.


Kiefer

OTTOMAR KIEFER
Nato in Germania, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Kassel e dal 1989 vive a Berlino. Si occupa di fotografia sperimentale, arte concettuale, video, installazioni ed elettronica, realizzando un vasto numero di lavoro multimediali quali "Marmi d'Italia" con imballaggi trasfigurati da proiezioni di marmi. Per "Arte in Città", realizza a Bologna una suggestiva ed intrigante installazione-percorso di arte a scala urbana. Nel 1993 realizza l'installazione, Oniscus Murarius, in esposizione permanente all'Istituto per l'Arte Contemporanea di Berlino. Per l'Istituto di Cultura Germanica realizza un lavoro sonoro ed interattivo con il pubblico ed alla Fine Art Galerie R.Vostell un'istallazione con richiami di uccelli e voce sintetica. Progetti artistici che riflettono sulla valorizzazione di un rapporto natura e tecnologia dove il contenuto tecnologico conviva con la componente poetica.


Krizia

MARIUCCIA MANDELLI KRIZIA
Krizia (un nome preso a prestito da uno dei dialoghi di Platone, quello sulla vanità femminile) è uno dei più grandi nomi della moda italiana, le cui creazioni sono famose in tutto il mondo ed i suoi abiti sono stati esposti in numerose mostre internazionali, ma la sua creatività si estende dalla moda al design, alle promozioni culturali nello Spazio Krizia di Milano fino all'invenzione di un'opera totale come il suo albergo-paradiso a Barbuda, il K Club. La prima sfilata fiorentina, a Palazzo Pitti, fu nel 1964, con una collezione di rottura, tutta in bianco e nero, che valse alla debuttante il premio "Critica della moda", assegnato in precedenza soltanto all'arcifamoso Emilio Pucci. E' del 19'71 a Capri, il premio "Tiberio d'oro", vinto con i cortissimi pantaloncini, proposti in un periodo tutto maxi e midi, proprio per spirito di contraddizione ribattezzati come "hot-pants" dei grandi magazzini di tutto il mondo. Ecco dunque una linea attualissima e addirittura anticipatrice, fatta di ricerca, creatività, progetto e vero e proprio "design", quasi sempre fondato su una nitida geometria, Krizia presta un'attenzione addirittura vibratile a tutto quello che le succede intorno, dai fermenti culturali a quelli politici e sociali, un po' inquietante alla Georges Sand (1971) un po’ donna di Klimt ('91/'92); o simbolo del sesso, alla Marylin Monroe (1972) o, alla Max Klinger (1980) o della giovane Imperatrice Sissi (1992/'93) o della Natascia di "Guerra e Pace" (1989/'90), o del prelato alla Fellini, come un indimenticabile Anita Ekberg nel suo abito dai fitti bottoncini curiali. La sua firma contraddistingue prodotti molto diversificati, dai profumi alle scarpe, agli orologi, agli ombrelli, agli occhiali, ai foulards, alle borse e alla piccola pelletteria, alle cravatte, alla bigiotteria, allo champagne e ai vini. In Giappone esistono inoltre 202 boutiques, e 600 punti vendita.


Mendini

ALESSANDRO MENDINI
Alessandro Mendini, architetto, nato a Milano, da ragazzo è vissuto in un ambiente borghese, sensibile alla pittura moderna. E' considerato uno dei massimi maestri del design, ha realizzato oggetti, mobili, ambienti, installazioni, edifici dandovi un taglio personalissimo. Già direttore di riviste quali "Casabella", "Modo" e "Domus", sul suo lavoro e su quello realizzato in collaborazione con l'Atelier Alchimia sono uscite monografie in varie lingue. E' interessato specialmente al design neo moderno e contemporaneo. La sua collaborazione con compagnie internazionali quali Alessi, Philips e Swatch e tante altre, per la cura della immagine e del design ha dato luogo ad una serie di prodotti conosciuti in tutto il mondo. E’ consulente di prestigiose aziende per l'impostazione e la risoluzione di problemi legati all’immagine e al design. Membro onorario della Bezalel Academy of Arts and Design a Gerusalemme, gli è stato attribuito il compasso d'oro per il design, l'onorificenza dell'Architectual League di New York ed è "Chevalier des Arts et des Lettres" in Francia. Suoi lavori si trovano esposti in vari musei e collezioni private. Il suo lavoro sembra avere due anime: una solitaria e introversa, e una votata all’attività di gruppo. Sono infatti moltissime sia le opere fatte da solo, sia i gruppi da lui costituiti, con grandi progettisti e artisti. Nel 1989 ha fondato a Milano l'Atelier Mendini progettando la casa Alessi a Omegna, il Teatro della Bicchieraia ad Arezzo, in Italia; una torre a Hiroshima in Giappone, il museo di Groningen in Olanda e altri edifici in Europa e negli Stati Uniti L’Atelier, ha il carattere di un centro sperimentale sulle poetiche visive.


Urano

URANO PALMA
“Da dove viene Urano Palma? Chi sa. Potrebbe essere un finto marziano o un contadino del Medioevo. II suo modo di agire, di pensare, di comportarsi e fuori tempo. Qualcosa in lui si sarà fermato all’inizio nella proiezione dinamica della nostra modernità. Lo vedo un po’ come un operaio che sta uscendo dal cantiere della "città che sale" di Boccioni. Si, fa forse parte di questa umanità ricca di esplosioni generose quando si lottava per un po’ più di dignità nel lavoro e quando gli operai avevano ancora conservato il cappello di feltro prima che adottassero il berretto come emblema ideologico. Eccolo davanti a me pieno di bel vino e di dolce follia: con il suo modo di vestire disinvolto e leggermente anacronistico. La sua mente e una foresta di progetti tutti più o meno legati ad un senso di profonda sintonia con la terra. La sua cascina e la sua tana, il suo covo ed anche il suo laboratorio; e una fattoria insieme ad una fabbrica: la fattoria dei sogni, la fabbrica delle sculture. Queste sculture insensate e favolose, vegetali, minerali, metalliche. Quante sedie, quanti banchi, quanti tavoloni con la pelle rugosa dei vecchi tronchi d’albero o delle lamiere arrugginite. La sedia sarà forse il simbolo centrale di questo universo profondamente legato alla geologia profonda delle forze atomiche dell’energia terrestre. La sedia e base, forza portante e anche monumento, sfogo esistenziale. Le sedie di Urano Palma sono torre, castello, grandi depositi di passato, però lo portano bene, sono robuste, nervose, vitali. Sembrano dei viandanti sempre pronte a compiere qualche gesto di sfida o di bravura. La testa e il cuore uniti insieme saranno proprio depositati nel loro sedere potente, sono delle miniere di energia, vere bombe artigianali. Tutta I’opera di Urano Palma riflette questa tensione esistenziale. La filosofia vitalista dell’artista dà alla sua produzione la dimensione di frammenti esistenziali di un universo elementare in continuo progresso. Un operato senza fine assunto al massimo livello di amore frenetico per la vita. Questa gente si fa rara oggi, all’epoca dei codici fiscali e delle carte di credito”. Di Pierre Restany.


Romero

LAURA ROMERO
Laura Romero, torinese di nascita ma da anni risiede a Venezia dove ha completato la sua formazione e i suoi studi. L’artista veneziana in una recente installazione che ha intitolato "Shanghai" si è riferita, in parte, al gioco basato sulla precarietà della disposizione dei bastoncini lanciati casualmente su un piano, ma anche Shanghai come il richiamo a una ben precisa città dell’estremo oriente che sta assumendo sempre più importanza nel contesto internazionale, nuova Babilonia in bilico tra un passato ancora presente e una diversa realtà che le conferisce la rinnovata dimensione di grande metropoli. In questa ambiguità, Laura Romero sostanzialmente mantiene la sua ricerca su parametri che tengono conto della tradizione e allo stesso tempo rendono attuali valori eterni e necessari nell’espressione artistica di tutti i tempi, come lo sono quelli inerenti il silenzio, la contemplazione che implicano un suo conseguente approccio mistico. E’ questa l’autentica sostanza che l’artista continua a evidenziare soprattutto nelle sue opere bidimensionali, dipinti in cui la stratificazione materica dei colori giunge, nella maggior parte dei casi, a evidenziare la foglia d’oro applicata dall’artista sopra la tela come avveniva nelle antiche icone bizantine, ottenendo risultati di una luce screziata riflessa dai suggestivi effetti policromi.


Valente

VITTORIO VALENTE
Vittorio Valente nasce ad Asti nel 1954. Vive e lavora a Genova. Inizia l'attività d’artista nel 1987 occupandosi del rapporto arte-scienza, analizzando quelle trasformazioni sociali psicologiche e culturali che le nuove scoperte scientifiche producono sul mondo e sull'uomo. Crea, manipolando il silicone con altri materiali, elementi fantastici, partendo dall’osservazione di cellule, virus, batteri e microrganismi, concentrando particolarmente l’attenzione sul corpo umano, analizzandone soprattutto le parti infinitesime che lo compongono. L’aspetto vagamente emblematico riconduce ad una sorta di presenza fantascientifica la cui materialità ha il segno caratteristico delle proposizioni post-concettuali e postmoderne. In chiave di ricerca sulla connessione e sulla trasmissione d¹informazione vanno le "evocazioni" che Valente realizza nel Œ90 e nel Œ91 con il gruppo "Arte come evocazione" curato da Miriam Cristaldi e guidato da Claudio Costa. Nel 1993 è tra i fondatori con Omar Ronda, Tommaso Trini del movimento CRACKING ART. Dal 1997 predilige l¹uso di installazioni, dove, diversi microelementi compongono il lavoro, vedi Guerrieri Silenziosi, Dermascheletri, Cellule Fatali, Virus, Viaggio Allucinante, I fiori del male. Ha eseguito interventi sui prodotti delle seguenti aziende: Dieffebi, Packard, Lauretana, Borsalino. Dal 2000 inizia un nuovo ciclo di lavori dal titolo Contenitori di Corpi, lavori riguardanti il corpo o la sua parte infinitesima, e proprio con il corpo hanno un rapporto diretto ludico-tattile, poiché sono dotati di peduncoli e pelle al silicone: si tratta infatti di sculture-sedie, che lo spettatore deve usare, stabilendo così con la scultura un’immediata relazione naturale ­artificiale.


Villani

LAURA VILLANI CURATORE
Curatrice dell'iniziativa Laura Villani è laureata in architettura in Italia e negli Stati Uniti ed è esperta di design. Consegue una seconda laurea in architettura in America a Houston (Texas) ed il Clemson Fellowship, Architectural League di New York per il contributo al design americano. Vive e lavora a Bologna e varie città italiane ed estere dove realizza opere di arredamento e design che portano la sua firma, realizzando linee di oggetti ed elementi di arredo, esposti in gallerie e musei, per industrie italiane e come consulente della catena di magazzini americani J.C.Penney di linee per la casa. Da anni si occupa dell’ideazione realizzazione ed allestimento di mostre in sedi museali internazionali o collaterali ad eventi fieristici, proponendo nuovi punti di vista e contaminazioni tra settori artistici differenti di alcuni dei più celebrati esponenti d’arte, design, architettura, moda e fotografia, invitati a progettare su temi specifici. Incaricata di curare due progetti internazionali alla Biennale d'Arte di Venezia e della sezione Italia della Biennale d'Arte Jugoslavia nel Montenegro, ha ideato il Premio “Il Principe e l¹Architetto” e il Premio “Architettura nel Paesaggio”, è Direttore del Centro di Cultura Visiva e della rivista bilingue sul Made in Italy, “Lifestyle.it” e Presidente della Tehmina Durrani Foundation. Nel 2003 le è stato attribuito il premio “Design Award” del Deutscher Designer Club e il premio alla carriera donna dell’anno “Profilo Donna”.


La mostra Framemotion è stata realizzata da
O.N. ORGANIZZAZIONE NIKE,
FEDERLEGNO-ARREDO E NEW COMPANY

con la collaborazione di
ALBOR, ALESSIA INTERNATIONAL, BUSSOLARI CORNICI, C.C.C DE CONCILIO, CORNITEC, DIEMME, F.C. CORNICI, FARNE' GROUP, I.COR, LAZZARIS, L.P.M. e MANFREDINI CORNICI.

sponsor tecnici della mostra sono
Bolognafiere e Sabatini Allestimenti